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POLITICA
13 maggio 2012
Si sono accorti che il MoVimento5Stelle esiste!

Adesso che il fenomeno “Grillini” ha sfondato il muro di silenzio elevato intorno al MoVi­mento 5 Stelle, la campagna di disinformazione dei media non si arresta, ma termini come “populi­sti”, “demagoghi”, “antipolitica” non riescono ad arginare la speranza suscitata dalla nascita di un movimento di cittadini per i cittadini.

Ma... i grillini saranno capaci di governare?

Questo è l'interrogativo che stampa e TV insinuano nelle menti: “sono giovani, inesperti, non potranno gestire la complessità delle istituzioni...” A parte la faci­le battuta sui disastri creati dagli esperti attuali, i giovani inesperti grillini SONO in grado di risponde­re a questa sfida grazie ad alcuni principi universalmente accettati:

  • La politica è un servizio volontario per i cittadini

  • Chi fa politica è solo il portavoce delle istanze dei cittadini.

  • La politica non è una rendita né un mestiere: al massimo tremila euro mensili di rimborso spese e non si può essere eletti per più di due legislature.

    La nozione di portavoce necessita una spiegazione.

La differenza essenziale tra la Nuova Politica e la vecchia è che il MoVimento 5 Stelle usa la rete per prendere decisioni. Gli attivisti sono giovani e meno giovani che hanno dimestichezza coi computer: al­tro che il “GOGOL” di berlusconiana memoria.

Nel MoVimento usiamo gli stessi mezzi che hanno permesso a Wikipedia di diventare in poco tempo la più consultata enciclopedia mondiale, ci organizziamo in gruppi di lavoro: i cittadini e i Portavoce nelle Istituzioni “danno i compiti”, noi li elaboriamo e diamo i risultati che saranno diffusi dai nostri Portavoce . Quindi, altro punto fondamentale:

  • Nessun leader monopolizzerà le poltrone negli studi televisivi per annunciare verità indiscusse.

Ci impegniamo ad ascoltare i cittadini! Ma a chi dar retta tra le migliaia di istanze inascoltate dall'attuale vecchia politica? Appoggiamo naturalmente i movimenti spontanei dei cittadini che sostengono:

  • Acqua pubblica

  • Trasporti pubblici efficienti

  • Diminuzione dei rifiuti con la filosofia delle tre R: Risparmio – Riciclo – Riuso

  • Energie alternative

  • Informazione accessibile a tutti attraverso la rete

ma soprattutto vogliamo evitare di suscitare false speranze, di continuare con una politica di annunci continuamente disattesi contando sulla poca memoria degli elettori. Esigiamo che chi fa una proposta esponga:

  • I motivi della proposta

  • Come intende realizzarla

  • Con quali mezzi (persone, macchinari, computer e SOLDI)

  • In quale dimensione, con quali priorità.

  • Con quale finalità. La finalità deve essere quantitativamente misurabile, altrimenti la proposta è solo fantasia

  • In quali luoghi

  • In quali fasi e quali tempi
  • Con quali esperienze, conoscenze, precedenti.

  • Con quali opportunità e quali difficoltà

  • E finalmente con le previsioni di costi e ricavi.

      Siamo pochi attualmente, è vero, ma i nostri esperti ci sono. Intanto ci sono le professionalità all'interno dell'amministrazione pubblica ingiustamente ignorate a favore di interessati consulenti esterni e poi ci siete voi. Ricordate, noi siamo al vostro servizio ed è vostro interesse partecipare attivamente alle nostre decisioni. Noi non le prendiamo nel chiuso di una segreteria, metteremo le proposte che ci suggerirete in rete, disponibili per emendamenti. Poi ci sarà il momento della decisione finale tenendo conto di come realizzare la proposta, con quali mezzi, dimensione, finalità, tempi, luoghi, esperienze, opportunità e difficoltà e previsioni di costi e ricavi.

    Ci giudicherete poi in base ai risultati.

Ecco come a Parma hanno deciso di scegliere gli assessori

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6 maggio 2012
Dialogo 3: del potere
Nel seguente dialogo D) è un cittadino che si è fermato ad un banchino del MoV5S, gli risponde R), un attivista.

D) Siete dei demagoghi, non sarete capaci di gestire il potere.

R)    Ci rendiamo perfettamente conto della difficoltà della gestione del potere; non soltanto per noi, ma per tutti!
D) Come, per tutti?
R)    Monti ha avuto la bella trovata di chiedere a tutti: “Ditemi dove sono gli sprechi”. Non è solo una trovata pubblicitaria, ha dovuto farlo!
D)    E perché?
R) A causa del suo sistema amministrativo. Dagli anni '80 i computer hanno cambiato molte cose. Ricordo che un'azienda di borsette che aveva un modello base con tanti colori, accessori vari e aveva il magazzino pieno di semilavorati, ma nessuno pronto per la consegna.
D)    Con il computer hanno risolto il problema.
R)    Sì, con la distinta base sono riusciti ad ordinare pelli, stoffe e accessori nella quantità necessaria per produrre e consegnare la merce. Il processo di ottimizzazione è poi continuato fino a includere nella distinta base il tempo di produzione degli operai, il carico delle macchine ecc. di modo che una volta il dirigente sapeva il rendimento di un reparto, aveva un'idea vaga di quale prodotto era fosse redditizio perché c'erano dei costi occulti, mentre oggi può sapere il costo effettivo di ogni prodotto e il rendimento di ogni singolo dipendente. E' una rivolta epocale.
D)    Evidentemente lo Stato non ha lo stesso livello di efficienza.
R)    Era facile da indovinare. Nei database dello Stato ci sono tutti i dati dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e sono i più facili da tassare, poi c'è il catasto. Per tante altre cose, però, non ha i dati con lo stesso dettaglio. Da Roma deve chiederli alla moltitudine di enti dispersi sul territorio con mansioni diverse; dubito anche che abbiano un elenco completo di tutti gli enti  che direttamente o indirettamente finanziano. Da mettersi le mani nei capelli.
D)    E così Monti ha dovuto lanciare l'appello “Ditemi dove sono gli sprechi”!
R)    Esattamente. Ora riformare il sistema informativo statale è un'opera immensa che non si fa in pochi mesi. Chiunque vada al governo avrà grossi problemi.
D) E come MoVimento 5 Stelle, cosa proponete di fare?
R)    Alcune cose sono ovvie, come togliere soldi ai partiti, calmierare gli emolumenti dei Deputati, Consiglieri e dirigenti. Abbiamo idee ben precise sull'incentivo delle energie rinnovabili, la gestione integrata dei rifiuti, lo stimolo della ricerca, la diffusione capillare di internet, le gestione dell'acqua e del territorio.
D)    Ma dal dire al fare...
R)    Non basta entrare nelle Istituzione per poter fare. Intanto ci entriamo in numero limitato e dobbiamo tener conto delle altre forze politiche, ma anche in pochi potremo denunciare le inefficienze e gli imbrogli.
D)    E se avrete la maggioranza?
R)    La risposta è banale. Il politico dà gli obiettivi da raggiungere: ambiente, economia, istruzione e per il resto ammministratori, manager, scienziati che non siano scelti per appartenenza ad un partito, ma solo in base alla competenza, ma questo non basta.
D)    Cosa ci vuole ancora?
R)    Il controllo, la valutazione e questo può essere fatto solo se c'è un'assoluta trasparenza nel metodo decisionale. Internet è essenziale a questo fine.

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6 maggio 2012
Dialogo 2: Elezioni
Nel seguente dialogo D) è un cittadino che si è fermato ad un banchino del MoV5S, gli risponde R), un attivista.

D) Non voto, tanto fanno come gli pare!
R) Sì, ma per far come gli pare hanno bisogno del tuo consenso.
D) Macché consenso, abbiamo votato contro i finanziamenti ai partiti e hanno inventato i rimborsi elettorali! Votare non serve a niente.
R)    Per far quello che gli pare i politici hanno bisogno del tuo consenso o perlomeno della tua indifferenza.
D)    E quando sono andato per le strade a protestare, cosa si ottiene?
R)    I nostri governanti sono furbi, fiutano l'aria che tira e se il consenso o l'indifferenza supera la protesta fanno tranquillamente i loro affari, ma quando l'indignazione monta come succede adesso, non aspettano le manifestazioni per le strade, vista l'aria che tira, stanno discutendo l'annullamento dei finanziamenti ai partiti in parlamento.
D)    Per poi rimandare le decisioni alle calende greche o ripresentare i finanziamenti in altro modo.
R) Tu conosci la storia di Sansone e Dalila? Tu somigli a Sansone.
D)     Cosa c'entra la Bibbia con la politica?
R)    La Bibbia è piena di aneddoti interessanti. Sansone aveva la forza nei capelli: Quando la furba Dalila lo scoprì, lo lasciò addormentarsi sul suo grembo e lo fece radere. Persa la sua forza, catturarono Sansone e lo misero a girare la macina del mulino.
D) E con questo?
R)    I capelli di Sansone sono il voto che tu tralasci. Un voto è come un capello, ma tanti capelli danno la forza a Sansone e a te la possibilità di cambiare la politica.
D)    Gli italiani sono individualisti, non si mettono mai d'accordo.
R)    E così perpetuano la loro schiavitù, a meno che la situazione non diventi insopportabile allora faccia una rivoluzione e – come Sansone – si ribelli e muoia insieme ai suoi nemici.
D) Le rivoluzioni fanno più danni che benefici e poi, bisogna che tutto cambi affinché tutto ritorni come prima.
R)    Appunto per questo, occorre che tu impari a gestire il tuo potere.
D) Ma quale potere posso avere io?
R)    Hai il potere di un ministro! I generali guidano le armate, ma è il ministro a scegliere i generali. E' la superiorità del potere politico sul potere militare.
D) Ma io non sono ministro
R) No, ma col tuo voto puoi scegliere la squadra di governo.
D) Io non posso scegliere proprio nulla, tanto la destra e la sinistra sono tutti uguali.
R)    Beh! Ci siamo noi del MoVimento 5 Stelle.
D)    Ma se non contate nulla! Non siete in grado di governare.
R)    E all'inizio è bene che sia così, per ora non abbiamo la forza e l'organizzazione per essere forza di governo. Non avremo la maggioranza nei Consigli e nel Parlamento, ma i pochi Consiglieri e Parlamentari sarano una spina dolorosa nel sistema partitico. Non potranno più essere nascoste tante malefatte e salteranno fuori tanti scandali. Avremo maggiore accesso all'informazione e ci rafforzeremo tanto da poter diventare forza di governo!
D)    E' una pura illusione.
R)    La storia insegna che partiti inizialmente insignificanti, nel bene e nel male, diventano forza di governo quando interpretano una necessità storica.
D)    E quale necessità storica credete di rappresentare?
R)    La gestione della complessità delle situazioni. Oggi non basta essere onesti e avere buona volontà per risolvere i problemi. Occorre avere coscienza e scienza. Sottolineo: e scienza!
D)    Dove la trovate la vostra scienza? Dove sono i vostri scienziati?
R) Noi crediamo nell'intelligenza collettiva stile Wikipedia. Stiamo facendo un appello a scienziati, amministratori, imprenditori affinché mettano a disposizione le loro capacità, le loro conoscenze al servizio del Paese.
D) E credi che possa funzionare? E' un'utopia.
R) Effettivamente non è facile, ma la rete aiuta, la cultura media delle persone è maggiore che nei decenni passati e la crisi fa sì che persone come te – totalmente disilluse dalla politica – si attivi per eleggere al governo persone oneste e capaci.
R)    E come si fa a distinguere le persone oneste e capaci? Tutte parlano bene!
D)    Prima di tutto verificare la loro storia, il loro curriculum. Devi scartare  i condannati per reati contro il patrimonio. Se i partiti presentano perfetti sconosciuti, vota per il MoVimento 5 Stelle che non nasconde niente e non ti contentare di un voto.
R)    Come non contentarsi di un voto!
D)    E' l'occhio del padrone che ingrassa il cavallo, durante la legislatura i nostri eletti renderanno regolarmente conto del loro operato attraverso internet. Hanno un contratto d'onore con il MoVimento, se mancano al loro dovere devono dimettersi.
R)    E tu credi ai contratti d'onore?
D)    Sì, perché tu devi avere una memoria du elefante. Sei come il ministro che sposta i generali, non voterai mai più una persona che ha mancato al suo dovere, che ha detto una bugia! In questo bisogna essere pignoli come gli inglesi. Chi fa la cresta a un conto, chi si comporta disonorevolmente non merita fiducia.


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6 maggio 2012
Dialogo1: "Populisti!"

Dialogo 1: Populisti

Nel seguente dialogo D) è un cittadino che si è fermato ad un banchino del MoV5S, gli risponde R), un attivista.

D) Siete dei populisti. Come pensate di poter risanare il bilancio dello Stato?

R) So dove vuole arrivare: noi siamo giovani, siamo ingenui: cosa crede che bisogni fare per risanare il bilancio dello Stato?

D) Questo l'ho chiesto a voi!

R) Lei si aspetta che io ripeta gli slogan di Grillo, che inveisca contro la Ca­sta. E' una buona occasione per affermare che noi accettiamo le buone in­tenzioni di Grillo, ma dal dire al fare...

D) E' qui che vi voglio!

R) La nostra risposta è alquanto semplice, deve vincere la competenza.

D) Ma chi è competente tra di voi? Il vostro movimento non ha struttura, è un'anarchia completa!

R) C'è una cosa però che ci unisce, una cosa totalmente assente nei partiti. Noi consideriamo la politica come servizio ai cittadini e crediamo nell'in­telligenza collettiva.

D) “Intelligenza collettiva”, è un concetto chiaro come lo era il comunismo, bellissimo nelle intenzioni.

R) L'”Intelligenza collettiva” ha generato Wikipedia, la più consultata enci­clopedia mondiale, noi faremo appello ai più qualificati scienziati, tecni­ci, amministratori che conoscano e siano in grado di risolvere i problemi.

D) E vi illudete di fare lo stesso in politica?

R) Ci siete arrivati anche voi, avete dovuto chiamare il “tecnico Monti” per risolvere i problemi di debito che avete creato per avidità e incompeten­za!

D) Ma credete di far meglio dicendo di no a tutto? Se la politica ha dei difet­ti, l'antipolitica è un disastro.

R) Ha detto antipolitica e in un certo senso le do ragione, perché lei dà alla parola politica il significato di arbitrio e potere.

D) Ma voi, con la vostra “democrazia dal basso” e “uno vale uno” date alla politica il significato di anarchia.

R) No, per noi la politica è l'arte di decidere quando non si sa come deci­dere. Dato che non si può sapere tutto, all'origine di ogni nostra azione c'è sempre una decisione politica.

D) Appunto, bisogna tornare alla politica e ripristinare il suo primato perché non c’è alcuna scienza ad essa superiore e che possa sostituirla.

R) Infatti, le grandi idee di libertà e giustizia hanno permesso lo sviluppo dell'umanità. Libertà e giustizia sono i fari che illuminano il nostro cam­mino, ma oggi non basta! Bisogna tener conto della complessità!

D) La complessità?

R) Immagini di essere l'unico passeggero su un aereo, il pilota ha mangiato funghi velenosi e muore. Come se la cava?

D) E' un esempio assurdo!

R) No, lei non sa guidare un aereo, deve decidere non sapendo come decide­re e quindi prendere una decisione “politica”. Può lasciarsi prendere dal panico, è la politica più semplice e più disastrosa, oppure provare più o meno a caso sperando vada bene.

D) La sua è una strana definizione di politica, e poi l'esempio non ha senso.

R) Oh! Sì che ha senso. La politica più elementare sono le emozioni e il caso. Quando gli indovini hanno cominciato a scegliere in base alla di­sposizione delle interiora degli animali sacrificati era già un progresso! Era un ingenuo tentativo di ragione che poneva freno all'odio, allo scate­narsi di sanguinose faide ed era un freno anche per ambiziosi capi che non osavano opporsi agli dei e soprattutto alla furia dei loro superstiziosi sudditi.

D) Ma la Politica, quella con la P maiuscola mette al centro l'uomo, la giu­stizia, la solidarietà.

R) Giusto, questa è la base, ma come la mette con la complessità? Guidare un aereo è complesso, provi a guidarlo con amore e giustizia!

D) Via, la smetta con questo esempio assurdo!

R) Non è assurdo, sull'aereo, se riesce ad avere la calma di Budda, ha un'ora di autonomia per cercare di mettersi in comunicazione con una torre di controllo e farsi dire come portare l'apparecchio a terra. La politica ri­chiede sangue freddo e coraggio di agire non essendo sicuri dei risultati. Gli esercizi dei samurai o l'aspra autodisciplina dei monaci servono appunto a conquistare questa calma, ma tra i nostri politici ci sono pochi coraggiosi meditatori.

D) Via, la politica non è come guidare un aereo

R) Glielo concedo, allora farò un esempio di decisione politica attuale. In un comu­ne vicino a Firenze c'era il problema di mettere una discarica. Il consiglio comunale ha individuato un posto adatto, la discarica portava 31 milioni di finanziamenti che erano una manna per il bilancio comunale. Dato che la discarica puzza, avevano previsto di metterla ai confini del comune.

D) Bene, avevano un problema e l'hanno risolto. La politica deve pensare agli uomini, avrebbero potuto evitare di mettere la discarica a ridosso dei vicini.

R) Sì, ma avevano pensato ad evitare le proteste dei propri cittadini. Senonché un Consigliere del Movimento 5 Stelle ha scoperto che la discarica era prevista su un terreno sabbioso mentre per legge deve essere un terreno naturalmente impermeabile come l'argilla.
Per di più era vicino ad una faglia, il che vuol dire che alla minima piccola frana qualsiasi impermea­bilizzazione artificiale della discarica sarebbe stata travolta e il percolato, via la falda acquifera, sarebbe andato alle fonti che alimentavano l'acque­dotto.

D) Ma è vero?

R) Sì, la decisione “politica” avrebbe avuto dei benefici per la popolazione sotto forma di servizi migliori, ma avrebbe poi provocato enormi spese per bonifica e riparazione dei danni. Questa è la complessità: si crede di sistemare una cosa e si provoca un disastro.

D) E' la legge di Murphy: “Se un guaio può succedere, garantito succede!”

R) No, qui Murphy non c'entra, è una decisioni di amministratori incoscienti, avidi e pure incom­petenti.

D) Ma la politica non è tutta così e per fortuna e poi c'è il rinnovamento, alle elezioni si cambia la squadra.

R) Si cambiano i volti, si cambiano i nomi, si cambia tutto perché tutto ri­manga come prima. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio!

D) Si ritorna al punto di partenza, siete dei velleitari populisti! Dicendo che tutto va male, non si ottiene qualcosa di buono.

R) Al contrario, sono ottimista e positivo. La politica cambierà sotto la spin­ta dell'indignazione dei cittadini coinvolgendoli nelle decisioni ammini­strative.

D) Ancora utopia, i cittadini sono per lo più incapaci di capire i problemi amministrativi e non se ne occupano. Sono i partiti che responsabilmente tengono conto delle esigenze e delle possibilità di soddisfarle.

R) Per una persona che mette l'uomo al centro della politica, ha una pietosa opinione dei cittadini e ovviamente non crede all'intelligenza collettiva!

D) Non si inorgoglisca troppo di Wikipedia nata grazie alla sua intelligenza collettiva, è piena di errori e opinioni sbagliate.

R) Ma si migliora continuamente grazie all'apporto di tante persone e tutti possono controllare e correggere gli interventi. C'è un'assoluta trasparen­za delle attività a differenza della politica attuale che è oscura e contorta

D) La trasparenza in politica c'è, i bilanci sono pubblici, le leggi chiare!

R) Non nego che ci sia una trasparenza formale, ma fate in modo che la gen­te non si interessi degli affari pubblici, che le informazioni siano difficili da trovare e interpretare. Con noi sarà il contrario! Là dove noi vogliamo consultare pubblicamente persone capaci e informate, voi consultate fac­cendieri generosi di tangenti. Le nostre proposte di leggi saranno pubbli­cate e discusse in rete prima di approvarle.
Contro l'intelligenza collettiva e la vera trasparenza sostenute dalla rete, le vostre armi retoriche, gli spot TV, i tentativi di deligittimazione, le ca­lunnie saranno impotenti. Si può ingannare una persona per tanto tempo, tante persone per poco tempo, ma non si possono ingannare tante persone per tanto tempo! Siete i falliti della politica, viva la nuova politica.

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cinema
26 dicembre 2011
George Clooney - Le Idi di Marzo. Un film da vedere.
 

Beau Willimon partecipa alla campagna presidenziale democratica 2004 di Howard Dean nello Iowa e da questa esperienza scrive un testo teatrale di successo: Farragut North. GeorgesClooney, regista e protagonista, riprende il soggetto con l'arte chegli conosciamo.

La politica spettacolo non ha niente di “spontaneo” come vuole apparire. Dietro ai tre minuti di uno spot ben riuscito o un discorso dal grande effetto c'è una meticolosa e paziente raccolta delle opinioni abilmente sollecitate dai messaggi diffusi. Si usano strumentalmente argomenti cari all'opinione pubblica per trasformarli in intenzioni di voto.

Il film è una buona occasione per meditare sul famoso “contratto” firmato da B. a “Porta a Porta” in cui B. si presentava come un imprenditore capace di costruire una Milano 2 e di conseguenza di salvare l'Italia... invece il tempo ci ha rivelato che era un play boy la cui unica competenza era di gestire capitali di dubbia provenienza e di circondarsi di faccendieri e lobbisti.

Si credeva fosse una cosa seria,invece era un brutto spettacolo!

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CULTURA
18 novembre 2011
Il voto e le trappole della democrazia

         Le ideologie danno indiscutibili certezze, tant'è che si va tranquillamente in guerra pensando che sia una missione di pace e si inneggia a Monti che ci spellerà per farci pagare debiti che altri hanno fatto a nome nostro. Occorre contrastare queste assurde certezze.

         Un dogma ben radicato è che Voto=democrazia, è vero: ma con qualche necessaria precisazione!

Votare è democratico, ci si conta e si decide! Viva la semplicità! Ma la cosa non è così chiara come sembra. Prima di tutto, chi fa la domanda? Le domande possono nascondere mille trappole. Classica è quella: “Hai smesso di picchiare tua moglie?” Se rispondi sì …allora la picchiavi prima, se rispondi no... allora la picchi ancora!

Ma ci sono delle domande, soprattutto in materie tecniche o sottili questioni giuridiche, a cui solo pochi sono in grado di risponderecon cognizione di causa.

Per esempio alla domanda: “I concimi che generano ionifosfato acido, H2PO4- eHPO42-,e ioni solfato acido, HSO4- sono da bandire?” Rispondete: Sì o No!

La domanda può essere stupida, ma bisogna conoscere la materia o fare ricerche che possono prendere molto tempo prima di dare un parere.

Non si può sempre rispondere Sì o No. Bisogna aggiungerci “Non so” e “Indecidibile” oltre a considerazioni su domande mal formulate o tendenziose.

Abbiamo però un modo molto comodo per trarci d'impaccio di fronte a domande difficili: ci si basa sulla fiducia di chi si conosce, sull'autorevolezza, la simpatia, si dice sistematicamente di sì o no se si è di sinistra o di destra ecc. Insomma, il voto è determinato dall'abilità pubblicitaria di chi pone la domanda e suggerisce lerisposte.

Se non si è competenti nella materia da votare, il solo rimedio è di ascoltare il parere di persone competenti e di fiducia o astenersi.

La politica italiana degli ultimi vent'anni è stata gestita da abili pubblicitari. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.


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CULTURA
21 giugno 2011
Chi è vittima di un'ideologia perde il senso dell'umorismo

Per prima cosa, chi è prigioniero di un'ideologia è convinto di essere libero da qualsiasi ideologia: il primo dogma di un dogmatico, naturalmente, è di non avere dogmi. Smontarlo non è facile, perché è cieco di fronte alle proprie contraddizioni. Non è buffo?

Per fortuna, ultimamente sono nati degli anticorpi.

Tutti sono coscienti che bisogna prendere importanti provvedimenti in termini di ambiente, sanità, scuola, lavoro ecc. Idee condivise su questi importanti argomenti ci sono, ma una cosa è parlarne e altra cosa è prendere una posizione politica che dovrà tramutarsi in un articolato di leggi e regolamenti che coinvolgerà migliaia di persone e imponenti risorse.

Fare una proposta seria su uno di questi argomenti vuol dire sapere come fare, con quali mezzi, quale portata, perseguendo quali fini, in quali luoghi, tempi, con quali esperienze, difficoltà e opportunità e infine con quali previsioni di costi e ricavi.

Qualora un partito o un geniale Leader elaborasse un tale perfetto programma, si rendono conto le tante persone che esaltano una “democrazia dal basso” che dovrebbero accettare una “soluzione dall'alto”? Non è un altro buon motivo per sorridere?

Ora, faccio un esempio di come una decisione “dal basso” dovrebbe essere presa.

Alcuni partiti hanno proposto di eliminare le province che sono costose e superflue. Il provvedimento coinvolgerà tutti i dipendenti delle province. Se vogliamo una “democrazia dal basso”, la prima cosa è di sentire cosa ne pensano.

È facile intuire che si presenteranno questi problemi:

- Quali sono le funzioni delle province da eliminare

- Come ridistribuire le funzioni restanti tra regione e comuni

- Come riconvertire il personale

- Cosa fare col personale eventualmente in esubero

- Quantificare i tempi, i costi e i risparmi dell'operazione

Questi cambiamenti non coinvolgono solo i dirigenti (quindi “dal basso” significa sentire anche il parere di tutto il personale). La semplice frase “abolire le province”, facile da dire, implica un lungo lavoro di indagine, di analisi e infine la stesura di una relazione tecnica.

C'è un generale rifiuto dei “tecnici” in politica assimilati ad esseri “freddi e senza cuore”. Purtroppo il Tecnico (che non è un robot, anche lui ha un cuore) deve tener conto dei mezzi, tempi, luoghi, previsioni, costi ecc. Allora il politico – quando riceve il rapporto tecnico (ammesso e non concesso che si sia rivolto a tecnici competenti e non abbia distribuito onerose consulenze ad amici riconoscenti) – deve prendere una decisione “politica” e se misura il tutto in termini di “consenso elettorale” non cambierà nulla. È probabilmente quello che è successo con le proposte fatte dai vari partiti.

Come risolvere la questione con una “democrazia dal basso”? La soluzione ideologica (che approvo) è di consultare tutti coloro che sono coinvolti, dall'usciere fino al direttore generale.

Le riorganizzazioni di solito sono elaborate da una ristretta schiera di dirigenti e imposte alla base che reagisce subendo o scioperando. I “tavoli di consultazione” cercano di trovare compromessi che non provochino rivolte quando non sono mezzi per rinviare all'infinito soluzioni urgenti.

Sarebbe bello poter lanciare l'idea, aprire un sito internet e invitare tutti a elaborare proposte. Più democratici di così! Finora non ha funzionato per mancanza di una generale “Cultura di governo”, ma non per questo bisogna rinunciare e qui arrivo agli “anticorpi” che possono cambiare la situazione.

Decenni di politicanti alla ricerca del facile “consenso” estorto con un'informazione addomesticata e convogliato attraverso una legge elettorale che nel '53 fu chiamata “legge truffa” sta convincendo gli italiani che la politica è una cosa seria e non una chiacchierata in un salotto televisivo.

Tornando al caso dell'eliminazione delle province, occorrerà parlare con tutti coloro che sono coinvolti dai cambiamenti e studiare insieme le soluzioni meno dolorose e tutti si dovranno convincere che, in nome del bene superiore della collettività, si devono accettare i provvedimenti necessari.

Questa è “Cultura di governo”.




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15 giugno 2011
Fede nella Democrazia

La fede nella democrazia, nella cooperazione, nell'unione della volontà dei singoli per formare una volontà collettiva a beneficio di tutti è bello, ma è Fede. La Fede non è scienza, ma in qualche modo è scienza! Vale il discorso fatto da S. Tommaso in risposta alla domanda “La teologia è scienza?”. Sui motivi contrari sono d'accordo con S. Tommaso, ma i motivi a favore sono diversi.

La fede nella democrazia come la fede in Dio dà un primo bit di informazione tra ciò che è bene fare e ciò che è male. La fede dà un'informazione fondamentale che condiziona tutto il resto. La fede è come la stella polare, indica la direzione giusta, ma non illumina il cammino.

Non c'è da meravigliarsi se cristiani, mussulmani, fascisti, comunisti ecc. in nome della loro fede hanno sconvolto il mondo.

In nome della fede nella democrazia, non ripetiamo antichi errori.

Qui riporto le considerazioni si S. Tommaso. Notare come prima di concludere esamina i motivi a contrari e quelli a favore. Una considerazione che tutti dovrebbero fare non solo in dispute teologiche.

_________________________________________________

La teologia ha il carattere di scienza?

(Tommaso d'Aquino. La conoscenza di Dio, Trad. e note di Pietro Scapin .Ed. Messaggero – Padova 1986 Pagg. 53-54)

Motivi contrari

  1. Non sembra che la teologia abbia il carattere di scienza. In effetti, ogni scienza si elabora a partire da princìpi evidenti per se stessi. La teologia, invece, si elabora partendo dalle affermazioni di fede che non sono di per sé evidenti, tant'è vero che non tutti le accettano. «Non di tutti è la fede», dichiara l'apostolo Paolo[1]. Dunque la teologia non è scienza.

  2. Inoltre la scienza non riguarda fatti singolari, ma si elabora cogliendo gli aspetti universali delle cose. Invece la teologia si interessa di avvenimenti ben determinati, come le gesta di Abramo, di Isacco e di Giacobbe e di altre cose simili che sono del tutto estranee alla scienza. È chiaro, perciò, che la teologia non ha carattere scientifico.

Motivo a favore

Scrive sant'Agostino: «Rientra nell' ambito di questa scienza solo ciò che genera, nutre, difende e rafforza la fede salvifica»[1]. Poiché questo è compito esclusivo della teologia, è chiaro che la teologia è scienza.


Risposta conclusiva

Certamente la teologia è una scienza, ma ci sono due tipi di scienze. Alcune si fondano su princìpi naturalmente scoperti dall'intelligenza.
Ad esempio, la matematica, le geometria e altre simili. Altre, invece, si fondano su principi loro da una scienza superiore rispetto ad esse.
Così, per esempio, la scienza della prospettiva si basa su basa su princìpi della geometria e la musica su princìpi di aritmetica". Ora la teologia rientra nel secondo tipo di scienza. Essa infatti si fonda su princìpi che appartengono a un sapere superiore, cioè al sapere che e proprio di Dio e di chi vive beato in Dio. Perciò, come il musicista accoglie i princìpi a lui forniti dalla matematica[2], così la teologia accetta i princìpi rivelati da Dio.


[1] 2 Ts 3,2

[2]S. Agostino. La Trinità. XIV, c. 1.

[3] In questa esemplificazione, san Tommaso segue la classificazione delle scienze elaborata da Aristotele




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5 giugno 2011
Nuovi soggetti politici e antichi errori

La crescente influenza dell'elettorato giovanile suscita una giustificata speranza purché si evitino antichi errori. I mezzi culturali e operativi esistono. Basta convincersi ad adoperarli!

Da tempo esiste un bel progetto di una società "...in cui ognuno avesse secondo il suo bisogno". Il copyright è dei Vangeli, ma gli apostoli non riuscirono nel loro intento: cominciarono subito i litigi tra chi era d'accordo a ricevere e chi doveva dare.

Nel novecento chiamarono questa utopica società fascismo e socialismo. Conosciamo i risultati! I buoni propositi di “democrazia dal basso” che hanno animato le recenti elezioni sollevano il popolo, ma attenzione!

Sollevare il popolo va bene, ma poi bisogna sapere COME costruire la nuova società, con quali MEZZI, per QUANTA parte della popolazione, SODDISFACENDO QUALI BISOGNI, definendo LUOGHI e TEMPI di azione, con quali CONOSCENZE ED ESPERIENZE di fisica, economia, psicologia, sociologia... con quali OPPORTUNITA' e DIFFICOLTA', con quali previsioni di COSTI E RICAVI!.

Avere un PROGETTO POLITICO SIGNIFICA SAPER risolvere tutti i problemi esposti in questa semplice frase. PURTROPPO LA “Democrazia dal basso” è un OBIETTIVO, non un PROGETTO.

Per progettare occorre un'ORGANIZZAZIONE che tenga conto della natura umana. Una persona non può gestire più di una decina di cose contemporaneamente, quando le cose diventano migliaia, occorre una divisione del lavoro tra chi indica le cose da fare, chi le coordina cercando mezzi, luoghi, tempi ecc. E infine chi fa. Spontaneamente nasce una struttura gerarchica E NON PUO' ESSERE CHE COSI'!

Chi definisce gli obiettivi è al servizio di tutti. Vale quanto chiunque altro, non decide autoritariamente, ma deve avere l'accordo della maggioranza. L'organizzazione deve esprimere una "volontà collettiva". Più facile a dirsi che a farsi.

Inoltre occore un'azione culturale: la conoscenza dei metodi di manipolazione delle coscienze deve diventare universale (PNL, pragmatica della comunicazione ecc.). Ci sono grossi sacrifici in vista (debito, crisi petrolio) che la gente vorrà esorcizzare e quindi sarà ancora preda di imbonitori dalle facili promesse.

Ecco tre libri di cui è consigliabile la lettura:

Poi (inutile citare Gramsci) occorre avere dei team di esperti presi dalla società civile (e non da cricche varie) di cui ci si possa fidare per impostare politiche efficaci. Non basta avere candidati onesti e incensurati, non sono omniscienti e rischierebbero di prendere decisioni involontariamente dannose.

Quindi la nuova leva di giovani che si occupano di politica si trovano di fronte a tre ardui compiti che le generazioni precedenti non hanno saputo risolvere:

  1. Trasformare gli OBIETTIVI in PROGETTO e quindi organizzare una democrazia dal basso
    Progetto vuol dire che stabilito l'obiettivo occorre sapere come fare, con quali finalità, dove, quando, con quali esperienze, difficoltà e opportunità e quali costi e ricavi! Occorrono capacità manageriali.

  2. Crisi economica ed energetica costringeranno a sacrifici. Occorre prevenire una nuova ondata di politici dalle demagogiche promesse divulgando la conoscenza dei metodi di manipolazione delle coscienze (PNL, pragmatica della comunicazione ecc.) in modo da affrontare con intelligenza e coraggio paure e difficoltà.

  3. È bene che i candidati che siano incensurati, onesti ed eletti al massimo per due legislature, ma non sono omniscienti. Serve loro l'appoggio e la consulenza di persone oneste e competenti DA CONTATTARE PRIMA DI ESSERE ELETTI. OBIETTIVI chiari, ma NON SONO UN PROGETTO POLITICO BEN PRECISO!



CULTURA
8 marzo 2011
Perché conviene interessarsi di politica?

Occuparsi di politica è utile per sé, la famiglia, la professione e la società!

A tutti i giovani di tutti i partiti, specialmente se universitari e in particolare ai grillini, faccio questo discorso:

Comandare a impiegati che si prostituiscono per uno stipendio è relativamente facile, mentre per dirigere delle persone che si riuniscono volontariamente senza prebende in nome di un bene comune, bisogna essere leader. Lì non devi comandare, ti devi far valere per la tua intelligenza, la tua operosità, la tua capacità di motivare e organizzare.

Sarà un’esperienza che ti servirà nella vita familiare e professionale perché anche in una famiglia non si comanda più come una volta e il coniuge non è più legato culturalmente ed economicamente per la vita.

Per fare politica dovrai imparare l’ “Ingegneria delle Richieste”, cioè avuta un’idea cercare come realizzarla, con quali mezzi, definendone la portata, le finalità da raggiungere, in quali tempi e luoghi, con quali esperienze, quali saranno le opportunità e le difficoltà dell’impresa e infine con quali previsioni di costi e di ricavi.

Gli ingegneri informatici hanno formalizzato questa disciplina perché devono tradurre le richieste dei loro committenti nel linguaggio dei computer che non fanno ciò che si vuole, ma solo e soltanto quello che si dice loro e per di più nel loro linguaggio. Non ammettono approssimazioni, non si accontentano di promesse.

I cittadini non si interessano di politica, fanno male!

Perché non si rendono conto che quello che genericamente chiamano inconscio sono in realtà automatismi!

- automatismi motori (come camminiamo, sorridiamo, sono il nostro primo biglietto da visita)
- automatismi percettivi (ciò che notiamo di quello che ci circonda, di solito solo quello che ci interessa o ci emoziona)
- automatismi cognitivi (quali parole associamo a quello che percepiamo, le parole sono una mappatura del mondo e la mappa non è il territorio!)
- automatismi interpretativi (pregiudizi, ideologie)

Quando tutti questi automatismi hanno funzionato e portato informazioni alla nostra attenzione, usiamo la ragione. Un proverbio contadino recita: "La più bella sposa può portare in dote solo quello che ha". Perché si litiga? Ma principalmente perché ragioniamo intelligentemente sulle informazioni (datate, parziali, tendenziose, grossolane) che gli automatismi hanno racimolato e poi ci lamentiamo dei risultati!


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